L’ELIZABETH UNIQUE HOTEL PROTAGONISTA DEL VERNISSAGE DELLA MOSTRA “PHOTOS FOR LIFE”

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Con un raffinato light dinner, l’elegante Hotel di via del Corso con ingresso su ha chiuso in bellezza la presentazione della mostra di fotografie di Enrico Vanzina alla Galleria Russo, progetto benefico in favore della Pediatria del Policlinico Umberto I a Roma.

Giovedì 11 aprile 2019 il Bar Bacharach & Bistrot, la terrazza dell’Elizabeth Unique Hotel, e prestigioso boutique hotel nel centro di Roma, ha ospitato l’elegante cocktail a chiusura del vernissage di presentazione di “Photos for Life”, importante appuntamento con il quale
la Galleria Russo ha presentato al pubblico ed alla stampa la raccolta di fotografie ispirate ai grandi film, realizzate dallo sceneggiatore e scrittore Enrico Vanzina. “Sapore di mare”, ad esempio, grandissimo successo diretto dal suo indimenticabile fratello Carlo, simboleggiato da uno scatto di due sdraio sotto un ombrellone.

Davvero un bagno di folla per Vanzina, tra questi volti noti come Riccardo Rossi, Giampaolo e Rossana Letta, lo scenografo Gaetano Castelli che ha firmato un testo critico della mostra, i produttori Pietro Valsecchi con la sua Camilla Nesbitt, Fulvio Lucisano, la top model Linda Pavlova, Richard Borg, il regista Claudio Risi e lo sceneggiatore Edoardo Falcone, Federica Fendi, Piera Detassis, Marisa Stirpe e il notaio Giovanni Pocaterra e molti altri personaggi presenti per testimoniare e condividere questo importante progetto di concreta solidarietà, che renderà migliore la vita di molti piccoli pazienti. I proventi della vendita delle opere in tiratura limitata verranno, infatti, interamente devoluti all’acquisto di un manometro ad alta risoluzione per l’Unità Complessa di Gastroenterologia Pediatrica del Policlinico Universitario Umberto I – Università La Sapienza, Roma diretta dal prof. Salvatore Cucchiara. Senza soluzione di continuità le conversazioni sulle suggestioni artistiche e le ispirazioni della mostra, sono proseguite all’Elizabeth Unique Hotel, a conferma dello stretto legame di collaborazione con la Galleria Russo che espone, negli eleganti spazi dell’Albergo, una importante selezione di opere d’arte.

Accolti da Giuseppe Falconieri, Chief Inspiring Officer e autentica anima del progetto Elizabeth Unique Hotel, dopo una passeggiata attraverso le vie del centro storico, i prestigiosi ospiti sono giunti in via delle Colonnette dove, negli eleganti spazi del Bar Bacharach & Bistrot dell’Elizabeth Unique Hotel, hanno potuto degustare deliziosi involtini di melanzane, finger di polpo, crema di piselli con pesce spada, pane al nero di seppia con salmone e zucchine, tortino di patate con tonno affumicato, carpaccio di salmone marinato, cous cous di verdure, tartellette salate, arancini, polpettine e frittelle dello chef, adeguatamente abbinate ad una selezione di vini bianchi, rossi e bollicine nazionali.

 

ABOUT ELIZABETH UNIQUE HOTEL

L’Elizabeth Unique Hotel a Roma è una residenza preziosa, dove le storie antiche s’intrecciano a quelle odierne, l’ospitalità è un abbraccio generoso e autentico, i desideri vengono esauditi prima di essere espressi. L’esclusività viene scandita attraverso gesti discreti e sapienti, poiché lo scopo non è stupire ma accudire. L’atmosfera cosmopolita e mai convenzionale sembra evocare le memorie dei primi esploratori moderni, figli dell’aristocrazia europea, che durante i grand tour “scendevano” a Roma e restavano massimamente ammaliati da secoli di storia, arte, cultura. Con la stessa intensità e raffinatezza, tra le mura di Palazzo Pulieri Ginetti, nel cuore della città, a pochi passi da Piazza di Spagna, si celebra il viaggio come esperienza inedita e poliedrica, unique per vocazione.

Membro di Design Hotels, l’Elizabeth Unique Hotel è una struttura 5*L e dispone di 33 camere con molte suites. Tutte le camere sono diverse tra loro e sono pensate per offrire l’assoluta eccellenza in termini di eleganza, servizio e tecnologia. Lo Studio Marincola Architects ha concepito l’interior ed ha firmato anche il progetto di illuminotecnica, realizzato in esclusiva per l’hotel. Le pareti di molte stanze sono impreziosite dalle opere d’arte curate dalla Galleria Russo, commissionate e create per interpretare l’anima della proprietà. A disposizione di tutti gli ospiti il mini bar gratuito, che comprende una selezione di prodotti italiani artigianali e un “Handy”, ovvero lo smartphone che offre chiamate e internet illimitati. È inoltre previsto un tablet con un esclusivo servizio concierge, con approfondimenti utili sulla città e informazioni sull’hotel. L’esperienza è infine arricchita dalle amenities firmate Laura Tonatto e dalla pregiata biancheria in cotone e seta.

L’esclusività che caratterizza l’Elizabeth Unique Hotel viene impreziosita dall’atmosfera intima e discreta della Mansion, dimora appartata nel centro storico di Roma, a pochi passi dall’ingresso principale. La Mansion è composta da sei stanze, in grado di accogliere un massimo di sedici ospiti, 12 adulti e 4 bambini. È possibile inoltre prenotare l’intera proprietà, offrendo massima privacy e riservatezza.

Il Bar Bacharach Bistrot offre una proposta gourmet con una collezione di “pani creativi” ispirati alla tradizione gastronomica italiana, arricchita con una serie di suggestioni internazionali. Il menù del Bar rende invece omaggio esclusivamente al Bel Paese, con una carta di signature cocktail dedicati a ogni regione e una prestigiosa selezione di vini firmata da Luca Maroni, nome illustre dell’enologia italiana. L’aperitivo è studiato per anticipare la poesia delle cene romane con creativa generosità. Ai drink e ai calici di vino vengono accompagnati set di prelibati finger food artigianali. Molte materie prime vengono prodotte nelle tenute di famiglia, dall’oliveta al caseificio che produce mozzarella artigianale, per garantire il massimo dell’eccellenza e della genuinità a Km 0.

Gli spazi comuni e le camere dell’Elizabeth Unique Hotel si arricchiscono di contenuti artistici curati da Fabrizio Russo, titolare della storica Galleria Russo di via Alibert, a pochi passi da piazza di Spagna.

 

Il lusso qui non è apparire, bensì essere compresi, trovare appagamento nei piccoli dettagli e ispirazione dalle suggestioni artistiche, in un percorso virtuale da antico a contemporaneo, con l’ulteriore privilegio di entrare a far parte di una community di viaggiatori illuminati. In aggiunta alla contaminazione artistica e culturale, l’Elizabeth Unique Hotel offre i servizi propri dei grandi alberghi a cinque stelle, con criteri di personalizzazione inediti. Siamo convinti che, oggi come mai, l’ospite sofisticato desideri e si aspetti momenti irripetibili, genuini, straordinari, che non hanno prezzo: vero criterio che determina il lusso e che ne costituisce il marchio di riconoscimento.

“Qualità reale, non solo percepita”. Ogni dettaglio, sia esso estetico o di servizio, è stato concepito e costruito senza alcun compromesso.  Gli impianti tecnologici corrispondono al non plus ultra e garantiscono il miglior comfort nonché sicurezza e prevenzione. L’albergo esercita la propria attività nel rispetto della normativa ed è in possesso di tutti i titoli, permessi e autorizzazioni previsti dagli enti pubblici competenti.

Dal concept dello spazio agli arredi, dall’atmosfera all’accoglienza degli ospiti. I nostri artigiani sono ispirati da tali input e li applicano nella materia. Rifuggiamo dalla produzione industriale, che comprometterebbe l’equilibrio tra innovazione e autenticità. Anche nell’ambito della ristorazione interna, la nostra è una scelta senza compromessi, seppur complessa dal punto di vista logistico: acquistiamo prodotti a km 0 e curiamo una produzione quanto più artigianale, come per il pane e la pasticceria, che vengono realizzati nelle nostre cucine.

Le materie prime consumate nelle immediate vicinanze del luogo di produzione sono un incentivo a rispettare le radici e le tradizioni. Un approccio semplice e genuino, che riprende le antiche abitudini dei nostri avi. Selezioniamo con cura una rosa di produttori locali, in grado di assicurarci alimenti sani e sapori unici, allontanandoci nettamente dalla grande distribuzione. Combattiamo il degrado e la decadenza, mettendo in campo valori etici, estetici e di rispetto ambientale. Crediamo nel fatto che fare profitto non è mai la causa, ma l’effetto di chi persegue la qualità. Intendiamo onorare la nostra eredità artistico-culturale, attraverso un’eterogenea rete di collaborazioni con esponenti della cultura della città, provenienti da diversi percorsi intellettuali.

 

Il Manifesto

Giuseppe Falconieri

C.I.O. Chief Inspiring Officer 

ELIZABETH UNIQUE HOTEL ROME

Via delle Colonnette 35 – 00186 Roma

www.ehrome.cominfo@ehrome.com

Press Office: Max Press  maxpicinno@maxpiccinno.com 

 

IN FIERI: Le Opere di Camilla Ancillotto in mostra alla Camera

Arte, Cultura, Eventi, Mostre, Roma, Vernissage, VIP

Camilla Ancilotto

IN FIERI

Inaugurazione: Mercoledì 7 Novembre 2012 – ore 17.00

Camera dei Deputati – Complesso di Vicolo Valdina

Vicolo Valdina 3/a

ROMA

dall’8 al 15 Novembre 2012

Orario: 10.00 -18.00 (chiuso il sabato e la domenica)

 

Mobile connubio tra Pittura e Scultura. Dieci olii su legno di grande formato realizzati tra il 2011 e il 2012 raccolti nell’esposizione dell’artista romana Camilla Ancilotto dal titolo “In Fieri” che inaugura Mercoledì 7 Novembre 2012 alle ore 17.00 a Roma, presso la sede del Complesso di Vicolo Valdina della Camera dei Deputati

La mostra – fino al 15 Novembre 2012 – è promossa dalla Regione Lazio e da Roma Capitale ed è curata da Gloria Porcella e Lamberto Petrecca.

 

Reduce dalla personale tenuta nella prestigiosa cornice del Chiostro del Bramante a Roma e dalla partecipazione alla rassegna internazionale Art Basel Miami, la pittrice approda alla Camera dei Deputati con opere che testimoniano uno sviluppo ulteriore della sua riflessione artistica, vòlta a sondare il rapporto tra uomo e natura. Tale ricerca prende l’avvio negli anni Novanta da quesiti etico-filosofici relativi al vertiginoso sviluppo delle biotecnologie nel corso del XX secolo, in particolar modo nel campo dell’ingegneria genetica. La mostra attuale è invece occasione per presentare gli esiti più recenti della sua ricerca, indagine che l’ha portata a soffermarsi maggiormente sugli aspetti formali della tecnica pittorica.

Nelle creazioni dell’artista romana, l’essere umano, la flora e la fauna, associati ai quattro elementi che compongono l’universo, si fondono in una compenetrazione simbiotica. I lavori, in una felice sinergia tra arte e gioco, sono elaborati in modo da far interagire fisicamente i fruitori: i solidi a base triangolare che compongono le opere sono assemblati su una struttura di barre d’acciaio che permette ai prismi di ruotare sul proprio asse; il pubblico è chiamato a girare le superfici variamente dipinte dei solidi, restituendo nuove figurazioni, “mirabili difformità” in cui i personaggi mutano in animali terrestri, acquatici e volatili. Il carattere “instabile” delle opere, in perenne trasformazione – aspetto che costituisce la cifra stilistica dell’arte della Ancilotto – trova efficace sintesi nel titolo della mostra, In fieri, locuzione che allude sia alla transitorietà delle forme che alle potenzialità insite nel processo del divenire.

 

L’aspetto artigianale che connota le realizzazioni della pittrice romana è tratto distintivo del suo operare artistico: attraverso una chiave di lettura del tutto personale e moderna, la Ancilotto affronta alcuni “baluardi” della storia dell’arte occidentale quali Angelica e l’eremita e il Ratto delle Sabine di Rubens, Io e Giove di Correggio, Leda e il cigno di Michelangelo, Venere e cupido nelle versioni del  Pontormo e del Bronzino – opere che costituiscono il background culturale e figurativo più noto e popolare della nostra civiltà artistica – al fine di recuperare la tecnica ad olio tradizionale, accademica, sviluppata dagli old masters europei nel XVI e XVII secolo. Tra le opere in mostra, accomunate da un evidente fil rouge, fa eccezione la peculiare raffigurazione della Dea Kalì, la Distruttrice della triade indù, unica rappresentante, tra plurime presenze muliebri tratte dalla mitologia greco-romana, della sfera religiosa orientale.

Ponendosi dunque nella lunga e feconda scia di quei fermenti artistici iniziati in Italia negli anni Ottanta del secolo scorso interessati a recuperare la figuratività nella pittura, la Ancilotto, attingendo sistematicamente al vasto repertorio della grande arte del passato, supera il mero citazionismo e “affonda” nel processo creativo di tali capolavori, analizzandone i valori formali, cromatici e luministici.

In continuo dialogo con la tradizione, i lavori di Camilla Ancilotto perseguono il duplice intento di invitarci a riscoprire – nell’era della digitalizzazione e delle realtà virtuali – l’importanza della manualità nel processo creativo artistico e di indurci a riflettere sul concetto di “armonia”, principio etico ed estetico verso cui tendere sempre, idea sublime che la pittrice romana esprime attraverso l’equilibrio esibito nella resa formale dei suoi dipinti e contenuto nel soggetto costante delle sue opere: la vagheggiata osmosi tra mondo umano, vegetale ed animale. Indicative in tal senso le parole dell’artista: «Ciò che più mi affascina dei capolavori dell’arte è la costante contemporaneità e validità del loro linguaggio, da sempre veicoli di un’armonia coincidente con quell’universale “senso del Bello” che trascende le periodizzazioni dell’arte».

 

Camilla Ancilotto nasce a Roma nel 1970. La passione per l’arte la porta presto ad approfondire studi specifici in campo artistico: nei primi anni Novanta frequenta l’Istituto Europeo di Design e la Scuola delle Arti Ornamentali San Giacomo a Roma e, contemporaneamente, inizia a prendere parte ai fermenti espressivi della Capitale partecipando a diverse mostre collettive. Prosegue la sua formazione a New York dove si trasferisce nel 1997; dopo aver conseguito il diploma di Master in Fine Art presso la New York Academy of Art, la Ancilotto ha occasione di aprirsi alla scena artistica americana che le offre negli anni molteplici opportunità di lavoro, esponendo – tra il 1998 e il 2012 – in mostre personali e collettive nelle città di New York, Los Angeles e Miami. Nel 2001 torna nella sua città natale, dove attualmente vive e lavora. Tra le esposizioni più significative si segnalano la personale allestita presso il Chiostro del Bramante a Roma (2010), la partecipazione alla rassegna internazionale Art Basel Miami (2011) e la sua quinta mostra personale tenuta presso il Miami Dade College Freedom Tower Museum di Miami (2012).

Ufficio Stampa

Emilio Sturla Furnò

+39 340 4050400

info@emiliosturlafurno.it

L’Ultima Cena di Carlo Frisardi apre la nuova stagione al Margutta RistorArte.

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Il Margutta RistorArte

presenta

L’ULTIMA CENA

Il figurativo astratto di CARLO FRISARDI

a cura di Francesca Barbi Marinetti

Inaugurazione: Giovedì 22 Settembre 2011 – ore 18.00

dal 23 Settembre al 22 Ottobre

Il Margutta RistorArte

Via Margutta, 118 – Roma

L’appuntamento con l’arte de Il Margutta RistorArte, oramai atteso dai romani, col finire dell’estate vanta la presenza di una firma illustre, quella del maestro Carlo Frisardi, di cui si espongono una ventina di tele e tavole dipinte ad olio di medio e grande formato dal 22 settembre al 23 ottobre 2011.

La scelta di Frisardi è un figurativo permeato dalla ricerca del segno a partire dalla lezione dei grandi maestri del Novecento, compresi quelli dell’astrattismo. Allievo di artisti importanti come Fazzini, Cordio e Guccione, Frisardi dà inizio alla sua attività molto giovane alla fine degli anni Sessanta e acquisce notorietà a partire dagli anni Ottanta.

“Quando lavoro ai miei quadri penso più ad un maestro come Fontana – afferma – e pensando a Fontana mi domando cosa c’è ancora da dire con l’arte”. Le sue figure prevalentemente femminili sono icone, divinità protettrici dell’ultimo anelito di una ricerca millenaria attuata con i colori sulla materia. Nel suo lungo percorso l’artista si è sentito sul confine ultimo di una trasformazione che impone l’interrogarsi su quanto ancora resta da comunicare attraverso la pittura. Quella del figurativo è una scelta apparentemente contraddittoria, perché è un figurativo che preme per incontrare la cifra essenziale di un certo astrattismo. Sfugge la definizione della forma in senso accademico a favore di una liberante incompiutezza.

L’opera per Frisardi non si rivela mai del tutto. Lui stesso convive con la sua arte nell’ascolto, e rivisita le dimore del proprio percorso d’indagine con l’apertura di chi non si arrende nel voler cogliere l’incanto e la bellezza che aleggia attorno alle cose del mondo. Sono opere senza tempo, che evocano una memoria lontana portatrice dell’embrione di un messaggio che attende di compiersi agli occhi della contemporaneità.

Le rappresentazioni sono prevalentemente ambientate au dehors. Le figure sono esposte, immerse in un angolo di universo spersonalizzato in cui l’attesa sconfina in uno stato contemplativo.

La meditazione è sempre pervasa da un anelito vitale, un fremito che dà respiro anche all’attimo più assorto, una folata che muove l’atmosfera sfocata e impastata di polvere e luce, che accarezza e scompiglia vesti e capelli, che reclina volti bagnati d’ombra.

L’eleganza eterea di certe figure, che ricordano l’arte di Modigliani classica e voluttuosa, si sfalda e la materia pittorica di una densità rarefatta permette talvolta la rimanenza di figure rimosse, come un’ombra, un alter ego, un residuo evanescente con cui condividere l’incanto attraverso un sussurro, una presenza trasparente che compenetra in un dialogo segreto figure dal segno più definito.

La classicità del tratto entra in tensione rapportandosi a pochi ma precisi oggetti che popolano l’universo di Frisardi: la vespa, il più delle volte ferma, che si alterna a sedie e panchine, bordi piscina come piccolo crogiolo quando manca l’immensità del mare, spiagge, ampie terrazze, prati in fiore.

Anche la nudità dei corpi è un ulteriore segno di avvicinamento all’essenzialità del contatto. Essa è intima, casta e senza difese nella predisposizione naturale a farsi investire di senso. Frisardi ama cogliere il momento in cui il corpo si disvela facendo scivolare via gli abiti o parti di essi (una spallina, un sandalo), e succede talvolta che la postura antica e poetica dei corpi esposti alla luce e all’aria venga segnata da elementi di modernità, come ad esempio la presenza di una lattina di Coca Cola.

 

Ufficio Stampa

Emilio Sturla Furnò

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